17. Lastre di marmo policromo a rivestimento delle pareti della Domus di Amore e Psiche.

Ostia Antica: un palinsesto completo per l’edilizia storica

Author:
Laura Della Sala
Come scriveva l’architetto Gustavo Giovannoni, studioso degli aspetti costruttivi e stilistici di epoca fascista, “Se noi vogliamo comprendere la vita architettonica (…) di Roma antica, dobbiamo penetrare nelle vie e nelle case, recentemente scavate, di Ostia, piuttosto che guardare il Campidoglio fulgente ed il Colosseo e i Fori Imperiali”.

Le rovine della città di Ostia Antica rappresentano infatti un palinsesto completo dell’architettura minore per l’osservazione dei caratteri costruttivi dell’edilizia romana. Leggendo trattati di Vitruvio e Valadier si trovano descrizioni di tecniche  costruttive che quasi tutte possono essere illustrate con una visita a Ostia Antica. Sono state riscontrate tre macro-categorie, nelle quali possono essere individuate le tecniche edilizie  più utilizzate all’epoca: apparecchi murari, rivestimenti parietali, rivestimenti pavimentali.

1. Mattoni bipedali. E’ facile incontrarli passeggiando per Ostia Antica.

1. Mattoni bipedali. E’ facile incontrarli passeggiando per Ostia Antica.

  • Apparecchi murari: mattoni

I mattoni romani erano di 3 tipi: bipedali, bessali, sesquipedali, a seconda del multiplo del piede romano (circa 20 cm) che veniva utilizzato.
I laterizi venivano cotti di forma quadrata poi divisi in triangoli di cui la base  rappresentava la faccia esterna, mentre i due lati venivano invece utilizzati per ottenere un migliore ammorzamento del laterizio con gli inerti.
I mattoni bipedali erano laterizi quadrati di due piedi di lato (59 cm), che potevano essere suddivisi in otto o sedici triangoli, con la faccia a vista lunga nel primo caso 40/39 cm e nel secondo caso 28/26 cm.

I bessali, erano laterizi quadrati di due terzi di piede romano di lato, pari a circa 20 cm: venivano utilizzati suddividendoli in due triangoli lungo la diagonale , che restava visibile sulla faccia esterna del paramento (lunghezza poco meno di un piede, 27/26 cm).

I sesquipedali, laterizi quadrati di un piede e mezzo di lato (circa 44 cm) o rettangolari (un piede e mezzo per un piede, ossia circa 44 cm per 29,6 cm), potevano essere tagliati in quattro o in otto triangoli: nel primo caso il lato a vista raggiungeva una lunghezza di 42/40 cm, mentre nel secondo di 30/28 cm.

2. Ricorsi di mattoni di colore diverso sulle mura del Capitolium.

2. Ricorsi di mattoni di colore diverso sulle mura del Capitolium.

  • Apparecchi murari: opus testaceum

Camminando per le strade di Ostia Antica facilmente ci si imbatte in questo tipo di muratura, e ne si può facilmente osservare la tecnica costruttiva osservando le sezioni murarie: un campo centrale di inerti, di granulometria anche molto elevata, nel quale venivano ammorzati i mattoni.
Nell’edificio del Capitolium troviamo inoltre una caratteristica molto interessante: si notano i ricorsi di bipedali con una gradazione di colore giallo, dovuta alla diversa cottura.
Come ci spiega Cairoli Giuliani, dal I secolo si diffuse la tecnica di inserire nella muratura laterizia ricorsi di bipedali. Essi venivano messi in opera interi ed avevano la funzione, oltre a far procedere la costruzione per piani orizzontali regolari, di favorire la coesione tra le cortine e il nucleo e di ripartire i carichi con maggiore efficacia.
A testimonianza della funzione di riferimento che avevano i bipedali in cantiere, essi venivano sottolineati con vernice rossa, o, nel caso del Capitolium, con mattoni di colore diverso.  Tali teorie hanno avuto conferma dopo la scoperta di Ostia Antica, in quanto qui è questa una pratica riscontrata in molti casi.

3. Sezione di una muratura in opus testaceum." width="500" height="333" /> 3. Sezione di una muratura in <em>opus testaceum</em>.

3. Sezione di una muratura in opus testaceum.

4. Il Capitolium con i suoi ricorsi orizzontali." width="400" height="406" /> 4. Il Capitolium con i suoi ricorsi orizzontali.

4. Il Capitolium con i suoi ricorsi orizzontali.

Va ricordato che le murature non erano mai a vista, ma sempre rivestite.
Spesso ci si imbatte in apparati murari dove si notano mattoni di tipo diverso, o con una messa in opera leggermente arretrata. Si tratta di opere di restauro, facilmente individuabili appunto per la presenza del “sottosquadro”, metodo che segue il principio della leggibilità dell’intervento, o per la presenza di mattoni di diversa fattura individuati da targhe indicanti l’anno di intervento.

5. Esempio di sottosquadro nella zona della necropoli di Porta Romana.

5. Esempio di sottosquadro nella zona della necropoli di Porta Romana.

  • Apparecchi murari: opus incertum

Il tufello si inserisce nell’architettura romana per sfruttare le risorse naturali del luogo. Vengono utilizzate però anche altre tipologie di pietra.
L’opus incertum Ci viene descritto molto bene da Valadier, ne “L’architettura pratica”:
queste sono pietre che non hanno un lato piano, che è quello apparente all’esterno; gli altri inregolari lati devono collocarsi alla meglio che possino l’uni addosso all’altro, e la calce posta tra di loro in abbondanza perché si allettino bene e possano fra loro trovare il posamento anche col favore della loro ruvide superfici.
Erano quindi un paramento costituito da pietre di forma irregolare con faccia in vista più o meno piana, legate tra loro con malta.

6. Cubilia chiaramente visibili nelle sezioni di muratura.

6. Cubilia chiaramente visibili nelle sezioni di muratura.

  • Apparecchi murari: opus reticolatum e opera mixta

In questo caso e nei seguenti si noterà la gerarchia dei materiali: il mattone, più regolare e resistente, si usa per l’ossatura (stipiti, cantoni) e per regolarizzare con cinture orizzontali, mentre il riempimento è in tufelli disposti secondo diverse tipologie.

Ci dice Valadier: “questo modo di lavorare non è il più solido; la forza tutta la fa il glutine colli quali sono composti, e sulle cantonate non possono praticarsi se non vi si fanno delle filari con pietre quadrangolari, parte per appoggio, parte per legature.
Li quadretti sono circa le oncie 4 di grandezza e larghi più o meno, ma circa oncie 6 di linghezza.

I “cubilia”, solitamente di tufo,  erano piccole piramidi a base quadrata, con il lato di circa 8 cm e la lunghezza di 16cm. La punta si ammorzava verso il nucleo centrale, mentre si creava un reticolo regolare  dal lato esterno.
Lo stesso Valadier considera poi che, nonostante l’opera reticolata non fosse una delle tipologie più solide, tutte le porzioni che sono giunte fino a noi si devono alla perfetta composizione della malta di pozzolana e calce.
Ci sono infatti molti esempi a Ostia Antica di questo tipo di muratura e delle murature in opera mista.

7. Opera mista nella necropoli presso Porta Romana realizzato con tufo e pietre laviche.

7. Opera mista nella necropoli presso Porta Romana realizzato con tufo e pietre laviche.

  • Apparecchi murari: opus vittatum

Questa tipologia è caratterizzata dall’alternanza di ricorsi di laterizio e blocchetti di tufo.
Tra gli esempi più interessanti che possiamo trovare a Ostia Antica, nella Domus di Amore e Psiche si trovano murature con un’alternanza di un filare di tufelli e due di mattoni, mentre a Piazzale della Vittoria le murature di opus vittatum sono molto ben conservate.

8. Opus vittatum ben conservato a Piazzale della Vittoria. Si noti il riempimento con inerti.

8. Opus vittatum ben conservato a Piazzale della Vittoria. Si noti il riempimento con inerti.

10. Sezione dell’ipocausto di un calidarium dove il cocciopesto era usato come impermeabilizzante.

9. Sezione dell’ipocausto di un calidarium dove il cocciopesto era usato come impermeabilizzante.

  • Apparecchi murari: opus caementitium

Detto anche “cocciopesto”, è un impasto di calce, sabbia, frantumi di laterizio di dimensioni variabili ma comunque omogenei e, talvolta, pozzolana. Costituisce il nucleo portante della muratura, ed ha caratteristiche idrauliche favorite sia dalla pozzolana,  quando presente, sia dal tritume di laterizio che quando viene mescolato alla calce conferisce alla malta proprietà idrauliche. Veniva quindi anche impiegato come strato impermeabilizzante delle strutture: lo troviamo infatti spesso nei paramenti murari e pavimentali delle terme.
A Ostia Antica lo ritroviamo, in uno dei tanti usi in epoca moderna, per la copertura a bauletto, di circa 10 cm, per ricoprire e salvaguardare i resti delle murature antiche, come si nota nella foto a lato delle Terme di Nettuno.

10. Cocciopesto di restauro a protezione delle murature romane.

10. Cocciopesto di restauro a protezione delle murature romane.

  • Apparecchi murari: opera isodoma

Valadier ci spiega che questo tipo di apparecchio murario “consiste nella formazione di tanti strati di pietre grezze, ma eguali nella loro altezza e lunghe a piacere, ma in modo che nella loro disuguaglianza non s’incontrasse mai una commissura con l’altra che sarebbe uno stacco ….questo modo di fabbricare è ottimo, perché le pietre hanno li loro posamentio siano letti orizzontali, onde sono solidi potendo stare anche a secco , ma colla calce vanno a combaciare dappertutto e formano così tutto un masso …si può praticare in ogni sorta di pietra e misura….s’intendono di pietra ordinaria che unite le superfici ruvide e perchè forma come un tutto assai solido”.
E’una delle opere murarie migliori. Non a caso è quella utilizzata nella mura dell’antica cittadella, o nei Grandi Horrea, per difenderli dagli incendi.
Le murature con tanta cura così realizzate, come detto erano sempre rivestite.

11. Opera isodoma a protezione dei Grandi Horrea.

11. Opera isodoma a protezione dei Grandi Horrea.

  • Rivestimenti parietali: intonaci

Sette strati a granulometria decrescente”, ci spiega con cura da Vitruvio. Essi erano: rinzaffo, trullisatio   (sgrossatura con malta e paglia), strati di arenatum (malta di calce e pozzolana), e politio, (calce e polvere di marmo). I colori venivano passati quando era ancora umido.
Spesso lo spessore dello strato era tale che ad Ostia sono stati ritrovati addirittura inerti realizzati col reimpiego di intonaco.
Gli intonaci venivano riccamente decorati, con motivi geometrici o con veri e propri affreschi.

12. Stratificazione del rivestimento ad intonaco. | 13. Rivestimento con intonaco in una delle insule sul Decumano.

14. Affreschi in una delle domus.

14. Affreschi in una delle domus.

  • Rivestimenti parietali: stucchi

Gli stucchi sono decorazioni in rilievo eseguite con la malta, a richiamare il marmo. Nei rilievi più complessi si ricorreva a stampi che venivano pressati sulla malta fresca, altrimenti si procedeva ad una decorazione sulla base di un graffito, come si può chiaramente notare nella volta dell’ingresso centrale del teatro.

15. Decorazioni a stucco su base di graffito all’ingresso del Teatro.

15. Decorazioni a stucco su base di graffito all’ingresso del Teatro.

Altri importanti esempi di stucco si trovano nel portale di ingresso delle terme dei Sette Sapienti, che conserva stucchi con bucrani e ghirlande.

16. Decorazioni di ghirlande e bucrani sul portale di passaggio tra il Caseggiato del Serapide e le Terme dei Sette Sapienti.

16. Decorazioni di ghirlande e bucrani sul portale di passaggio tra il Caseggiato del Serapide e le Terme dei Sette Sapienti.

 

19. Lastre di grande spessore nelle terme del Foro fissate con grappe di metallo.

18. Lastre di grande spessore nelle terme del Foro fissate con grappe di metallo.

  • Rivestimenti parietali: opus sectile

Come gli intonaci, il rivestimento in marmo aveva la funzione di mascherare il paramento murario con un materiale nobile, disposto in forma di lastre o lamine fissate in vari modi alla parete.
La solidità del fissaggio dipendeva dal peso della lastra: per le lastre più sottili bastava uno strato di malta per farle aderire alla parete, mentre lastre di uno spessore maggiore venivano fissate con grappe di metallo, come possiamo osservare nel nel Calidarium delle Terme del Foro.
Alcuni edifici di Ostia rappresentano isolati esempi integri: ad esempio nella Domus di Amore e Psiche troviamo un rivestimento parietale con grandi lastre di marmo policromo.

17. Lastre di marmo policromo a rivestimento delle pareti della Domus di Amore e Psiche.

17. Lastre di marmo policromo a rivestimento delle pareti della Domus di Amore e Psiche.

 

  • Rivestimenti parietali: mosaici

Più rari dei rivestimenti in intonaco e opus sectile, talvolta si ritrovano anche mosaici parietali.
A Ostia Antica li ritroviamo ad esempio a decorazione degli archi delle Terme dei Sette Sapienti.

19. Decorazioni musive nell’intradosso degli archi della rotonda dei Sette Sapienti.

19. Decorazioni musive nell’intradosso degli archi della rotonda dei Sette Sapienti.

 

  • Rivestimenti pavimentali

Anche per l’allettamento delle pavimentazioni Vitruvio ci parla di sette strati: travi, tavole, felci per proteggere la struttura, malta di allettamento (supranucleus), pietruzze(statumen), malta di calce e laterizio e pozzolan a (rudus), pavimento.

20. Illustrazione della stesura dei rivestimenti pavimentali.

20. Illustrazione della stesura dei rivestimenti pavimentali.

  • Rivestimenti pavimentali: ammattonati

Per ovviare all’usura del mattone, per le pavimentazioni venivano posti di taglio secondo una disposizione a spina di pesce (opus spicatum).
Inoltre gli ammattonati venivano usati nelle pavimentazioni dei piani alti per ottenere una maggiore leggerezza.
Nelle domus di Ostia Antica restano delle mensole di travertino incastrate nei mattoni per ricevere i correntini,  la base per le palanche del pavimento.
Gli alloggiamenti delle travi erano talvolta accuratamente inquadrati da materiali ceramici che isolano il legno dalla muratura e permettono, qualora fosse necessario, di sostituire il legno.

21. Opus spicatum nei corridoi delle Terme dei Cesarii.

21. Opus spicatum nei corridoi delle Terme dei Cesarii.

22. Mensole di travertino a supporto dei piani superiori, facilmente riscontrabili a Ostia Antica.

22. Mensole di travertino a supporto dei piani superiori, facilmente riscontrabili a Ostia Antica.

  • Rivestimenti pavimentali: opere musive

Da “opus musivum”, opera ispirata dalle muse.
Probabilmente furono i contatti con l’oriente e ispirare i primi mosaici.
Ad Ostia Antica troviamo prevalentemente decorazioni marine e di caccia, bicromatiche, ma anche geometriche per gli ambienti di servizio.
Raramente e in edifici di pregio troviamo mosaici policromi.

23. Particolare di una pavimentazione in mosaico.

23. Particolare di una pavimentazione in mosaico.

24. Mosaico pavimentale con decorazioni marine nelle Terme dei Cesarii.

24. Mosaico pavimentale con decorazioni marine nelle Terme dei Cesarii.

  • Rivestimenti pavimentali: opus sectile

È una pavimentazione in lastre di marmo con composizioni geometriche di diverse forme e colori.
Veniva realizzata su un allettamento in cotto.

  • Strade

Scrive Vitruvio: “Via corrispondeva alla parola di strada, la sua larghezza era di 8 piedi antichi acciò le vetture andando in senso contrario potessero passare liberamente senza urtarsi, poiché le vitture antiche aveano la carreggiata non più larga di piedi 3 come si rinviene in molte vie antiche consuete dal passaggio delle ruote ..facevano nel mezzo della strada bordeggiata da fossii, il selciato di pezzi grandi per la larghezza di 15 piedi e nelle vie principali ne faceano anche di più, e lateralmente ci praticavano una fila delli medesimi posti a coltello”.

25. Sezione stradale lungo il decumano.

25. Sezione stradale lungo il decumano.

26. Incisioni di un basolo con funzione antisdrucciolo.

26. Incisioni di un basolo con funzione antisdrucciolo.

La sezione del manto stradale a Ostia Antica si può osservare in più punti. Inoltre si osserva come i basoli fossero incisi, per avere una funzione antisdrucciolo.

Inoltre lungo il Decumanum Maximum si può osservare il complesso sistema fognario, che passava in condotti con copertura a doppio spiovente, seguendo i tracciati delle strade.

27. Si noti la copertura a doppio spiovente dei condotti fognari.

27. Si noti la copertura a doppio spiovente dei condotti fognari.

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