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Un luogo da non dimenticare: la Necropoli di Porto

Uno dei luoghi che più ho amato visitare a Roma è la Necropoli di Porto, non molto distante dagli Scavi di Ostia Antica, vicina al Porto di Traiano, nei pressi dell’aeroporto internazionale di Fiumicino. Lì, a poca distanza dall’aeroporto italiano più importante per numero di passeggeri, vi sono due piccoli gioielli che raccontano la storia del luogo in cui vissero e morirono coloro che abitarono quella che fu la base marittima e commerciale di Roma.

Sembra strano trovare bellezza in una necropoli, luogo per noi associato alla morte, alla fine di qualcosa, al dolore di chi resta. Bello e quasi sconosciuto, sottovalutato, meditativo, difficile da trovare se non lo si conosce, una sorpresa per chi vi si imbatte. In questo luogo nascosto e dimenticato, nel silenzio della natura, un filo invisibile lega la vita a quella che sembra solo una prosecuzione, un nuovo inizio… forse per la vicina Portus a cui la città dei morti, in perfetto stato di conservazione, sembra sopravvissuta; forse per la vivacità, i colori, il messaggio delle iscrizioni, delle terracotte che rappresentano il defunto nell’atto “vitale” del proprio mestiere, come Scribonia Attice, ostetrica rappresentata nell’atto di aiutare un bambino a nascere. La morte che celebra la vita e le concede un senso , un significato.

Una frase, uscendo da lì rimane impressa nella mia mente ed è una iscrizione sulla tomba di un marinaio, che reca l’immagine di un faro tra due navi in arrivo: “Ode Pausilipos”, dal greco: “Qui cessa ogni affanno”. Il filo che lega la morte al Porto, luogo di vita e sviluppo, per il marinaio punto di arrivo, approdo, meta attesa perché termine delle fatiche, non epilogo, ma nuovo inizio.

Claudia Marzocchi, Esplora Roma

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