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Ostia Africana

Author:
Ahmed Fergiani
Quando Cartagine, la potenza africana, fu sconfitta da Roma nel 146 a. C., Ostia non fu più un Castrum difensivo per Roma ma un porto fiorente ed essenziale per l’economia di Roma, abitata da più di un milione di persone. Per garantire la sussistenza alimentare si creò una rete di commercio marittimo tra Ostia e l’Africa, terra ricca di grano e di olio d’oliva. Per comprendere quanto l’Africa fosse ricca di questi prodotti, basta ricordare che, dopo la vittoria di Cesare su Pompeo durante la guerra civile, la città di Leptis dovette pagare per punizione un tributo di tre milioni di litri d’olio d’oliva all’anno a Cesare perché si era schierata con Pompeo.

Piazzale delle Corporazioni, statio 18, l’ufficio degli spedizionieri marittimi di Cartagine

Piazzale delle Corporazioni, statio 18, l’ufficio degli spedizionieri marittimi di Cartagine

L’Africa settentrionale e Ostia erano molto vicine in termini di navigazione; Plinio il Vecchio (I sec.) ci fornisce alcuni dettagli: ci volevano due giorni per arrivare a Cartagine (Tunisia), tre per Sabrata (Libia), sei giorni per raggiungere la Cirenaica (Libia) o Alessandria di Egitto attraverso lo Stretto di Sicilia. Non è un caso quindi che i mosaici di nove stationes nel Piazzale delle Corporazioni portino i nomi delle città africane che intrattenevano rapporti commerciali con Roma: i mosaici degli armatori di Misua (Sidi Dauod), Hippo Diarrhytus (Bizerta), Syllectum (Salakta), i navigatori Gummitani (Mahdia), i Curbitani (Korbes) e Cartagine in Tunisia. I commercianti di Sabrata, in Libia, avevano raffigurato nella loro statio un elefante, simbolo del commercio dell’avorio e dei pachidermi per i giochi dell’anfiteatro. I commercianti della Mauritania (ovest algerino e Marocco) nella statio loro riservata scelsero come simbolo della loro produzione due palme da dattero e un’anfora con le lettere MC cioè Mauritania Caesaria.

Alcuni mosaici fanno riferimento all’Egitto, che in epoca romana fornì non solo grano ma anche il granito Rosa di Aswan, materiale essenziale per gli obelischi e le colonne che tuttora si vedono sia a Roma sia a Ostia. Le anfore che portavano olio di oliva, vino e Garum venivano dalla Tripolitania (ovest libico) come ci mostrano le evidenze archeologiche alle terme del Nuotatore e alla Casa dalle Pareti Gialle, mentre dalla Numidia (est algerino) arrivò il marmo giallo, utilizzato per abbellire i monumenti della città.

Piazzale delle Corporazioni, statio 11, l’ufficio degli spedizioneri marittimi di Misluvium, l’attuale Sidi Daud in Tunisia

Piazzale delle Corporazioni, statio 11, l’ufficio degli spedizioneri marittimi di Misluvium, l’attuale Sidi Daud in Tunisia

Ostia fu anche una stazione di transito per chi arrivava dall’Africa, come i soldati, soprattutto in epoca Severiana, i gladiatori, commercianti, navigatori, acrobati, pugili, schiavi ecc., ma anche per gli Italici in viaggio verso l’Africa. Settimio Severo, Imperatore Romano, nativo di Leptis Magna in Libia, non volle essere diverso dagli altri africani nel manifestare il suo amore verso Ostia e iniziò a restaurarne il teatro, costruì la via Severiana, lunga più di 100 km, che collegava Ostia a Terracina. Suo figlio Caracalla seguì i passi del padre facendo terminare il teatro ed erigendo un arco di trionfo nelle sue vicinanze. Non solo schiavi, soldati, commercianti e Imperatori africani giunsero a Ostia ma anche santi e filosofi i quali lasciarono le loro impronte in entrambe le sponde del Mediterraneo. Agostino, nativo di Tagaste (l’odierna Souk Ahras in Algeria), soggiornò a Ostia insieme a sua madre Monica e qui scrisse le sue confessioni. Oggi Ostia ha ancora qualcosa dell’Africa, passeggiando tra le vie e le piazze, ammirando i mosaici delle terme e delle case, godendo un bel tramonto in un angolo tranquillo, la mente ci porta nei siti romani dell’Africa settentrionale, maestosi e silenziosi.

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