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Il progetto Ostia Marina

Author:
Massimiliano David
Il Progetto Ostia Marina, missione archeologica del Dipartimento di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna, è operativo a Ostia antica dal 2007 con lo scopo di approfondire la conoscenza di un quartiere cruciale. Si tratta del quartiere fuori porta Marina, un’area extraurbana posta tra il mare e le mura tardorepubblicane di Ostia antica. A partire dal 2009 hanno avuto inizio le annuali campagne di scavo, che hanno visto la partecipazione di studentesse e studenti provenienti da ogni parte del mondo selezionati tramite bando pubblico.

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Il Progetto ha ormai concentrato da qualche anno la sua attenzione sull’area dell’isolato IX della regione IV, uno spazio di grande interesse, che si trova tra la villa tardoantica nota per la raffinata decorazione marmorea (studiata da Giovanni Becatti) e il monumentale complesso pubblico delle Terme della Marciana. Lungo il litorale l’isolato era marginato nella media e tarda età imperiale dalla cosiddetta via Severiana, l’asse viario che connetteva tutti i centri del litorale laziale.

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fig-09Parlare del Progetto Ostia Marina significa soprattutto parlare dell’entusiasmo che anima lo staff della nostra missione che di anno in anno si è arricchito di nuovi protagonisti: le attività ed i risultati si devono a loro e alla vicinanza costante e preziosa della sede di Ostia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il Progetto Ostia Marina si propone come strumento didattico per le nuove generazioni di archeologi, ma anche come luogo della sperimentazione delle più avanzate metodiche di documentazione e restauro.

Le Terme del Sileno
Nell’area sottoposta ad indagine è stato individuato un grande impianto termale pubblico: le Terme dette del Sileno, che traggono il nome da un frammento di rilievo con maschere dionisiache rinvenuto nel corso degli scavi.

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L’edificio, di cui si conoscono solo alcuni vani non riscaldati e almeno una natatio, fu costruito dopo il 130 d.C., come suggeriscono i bolli laterizi in opera. Delle terme è stata scavata la natatio del frigidarium, colmata intorno alla metà del IV secolo e rivestita con una pavimentazione a piastrelle marmoree, ed un grande ambiente decorato da un raffinato mosaico ad ottagoni e stelle di losanghe.

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Il Caseggiato delle due scale (e le terme dello Scheletro)
Nell’area indagata è stato messo in luce un fabbricato di forma parallelepipeda, a destinazione abitativa e commerciale che si affacciava sulla via Severiana e sulla via della Marciana. Anche per questo edificio l’epoca di costruzione può essere collocata nella tarda età adrianea, più precisamente dopo il 134 d.C., anno del terzo consolato di Giulio Urso Serviano, come testimoniano i bolli laterizi rinvenuti in opera. L’edificio, non ancora conosciuto in tutta la sua articolazione, ha visto in seguito ulteriori fasi costruttive con modifiche anche significative. All’origine il piano terra era occupato da esercizi commerciali, dei quali non è stato ancora possibile individuare con precisione la natura. E’ stato convenzionalmente denominato “Caseggiato delle due scale” per la presenza lungo l’asse centrale, segnato da un largo corridoio, di due scale in muratura (una padronale e una di servizio), entrambe accessibili da est che conducevano ai piani superiori. Dagli strati di sottopreparazione dei pavimenti al pian terreno sono emersi migliaia di lacerti di intonaco elegantemente dipinto, spesso con graffiti parietali. Tali frammenti provengono con ogni probabilità da demolizioni di edifici occorse durante le grandi risistemazioni urbanistiche che avvennero ad Ostia tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C.

In epoca severiana l’edificio fu sottoposto ad una serie di interventi strutturali e decorativi di ampia portata. Tra l’altro è stato possibile ricostruire, a partire dai limitati lacerti individuati, la complessa trama geometrica di un mosaico bianco-nero. Nel corso del IV secolo nella sezione meridionale del Caseggiato si impianta un piccolo complesso termale detto “Terme dello scheletro”. Nella seconda metà del IV secolo le botteghe di vendita sono trasformate in officine metallurgiche.

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La Caupona del dio Pan
Nell’area a nord del Caseggiato delle due scale, è stata individuata una palazzina databile intorno alla metà del III secolo d.C. a pianta quadrangolare. Tale edificio, denominato Caupona del dio Pan, era organizzato intorno ad un ambiente centrale rettangolare pavimentato con un grande mosaico decorato da kantharoi, pampini e grappoli d’uva ed un riquadro con una scena di lotta del dio Pan con Eros. Nella Caupona vi erano zone destinate al pubblico, settori riservati esclusivamente al personale di servizio e zone di stretta pertinenza padronale. Accessibile alla clientela era l’ingresso, la sala centrale e un ambiente con funzione di cubicolo.  L’edificio, progettato ex novo come Caupona, era dotato di cucina e lavanderia, che lo rendevano perfettamente autosufficiente in tutte le sue funzioni.

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Il Mitreo dei Marmi Colorati
La Caupona del dio Pan ebbe una sorta di seconda vita dopo la metà del IV secolo quando ne prese completo possesso una sette religiosa mitraica. Le pareti della Caupona furono allora quasi integralmente ricoperte da un nuovo rivestimento decorato ad affresco: si attuò un programma di rifacimento integrale dei rivestimenti parietali con zoccolature e pannellature, tutte imperniate sul tema della marmorizzazione, cioè dell’imitazione dei rivestimenti marmorei. Le pareti sono segnate dalla presenza di graffiti a carattere mitraico (vi si legge non solo il nome di Mitra, ma anche quello di Crono). La setta creò un’aula cultuale (spelaeum) particolarmente stravagante, con una pavimentazione costituita da una miriade di frammenti di marmi di reimpiego.

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I caratteri di questo ambiente sono molto particolari: era dotato di una nicchia per il thronus del pater, di un pozzo rituale con vera marmorea, di un unico podium e di un’aiuola destinata forse a una pianta sacra. Era dunque previsto per un numero assai limitato di adepti (10-12 persone al massimo). Sull’unico letto conviviale potevano prendere posto non più di 6-7 persone, ma non è escluso che, anche in considerazione del modo in cui è delineata la superficie pavimentale sul lato opposto al podium, fossero lì disposte panche che davano modo ad altri adepti di presenziare seduti alle cerimonie.

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OPERE

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  • G.A. OROFINO – M. TURCI, “Analytical investigations in Ostia: Porta Marina (Rome), in Yococu. Contribute and role of youth in conservation of cultural heritage, a cura di A. Macchia, E. Greco, B.A. Chiarandà e N. Barbabietola, Roma 2011, pp. 393-402
  • DAVID – M. TURCI, “‘Testacea spicata Tiburtina’. Nuove osservazioni da recenti indagini ostiensi”, in Atti del XVI Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Palermo – Piazza Armerina, 17-20 marzo 2010), a cura di C. Angelelli, Tivoli, Scripta Manent, 2011, pp. 267-275
  • DAVID – X. GONZALEZ MURO, “‘Opus doliare’ e nuovi bolli laterizi dall’insula IV, IX di Ostia”, in Actes du congrès de la Société française d’ètude de la céramique antique en Gaule (SFECAG)(Arles, 2-5 giugno 2011), Marsiglia, Société française d’étude de la céramique antique en Gaule, 2011, pp. 389-396
  • DAVID – S. DE TOGNI, “‘Pavimenta struere’. Archeometria e tecnologia in un pavimento a mosaico di epoca imperiale romana dagli scavi del Progetto Ostia Marina”, in Atti del XVII Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Teramo, 10-12 marzo 2011), a cura di F. Guidobaldi e G. Tozzi, Tivoli, Scripta Manent, 2012, pp. 241-248, ill. 8 (con appendice di L. Campanella, A. Macchia e A. Morricone)
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  • DAVID – A. PELLEGRINO – S. DE TOGNI – M. TURCI, “Un nuovo sectile policromo dalle terme del Sileno nel quartiere fuori porta Marina a Ostia”, in Atti del XVIII Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Cremona, 14-17 marzo 2012), Tivoli, Scripta manent, 2013, pp. 705-716 ill.
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  • GONZALEZ MURO, “Bolli anepigrafi inediti provenienti dall’insula IV, ix di Ostia”, in Actes du congrès de la Société française d’ètude de la céramique antique en Gaule (SFECAG)(Amiens 2013), Marsiglia, Société française d’étude de la céramique antique en Gaule, 2013, pp. 555-571
  • DAVID, “Alla foce del Tevere”, in Roma dall’alto, a cura di R. Cassanelli, Milano, Jaca book, 2013, pp. 55-73 ill.
  • DAVID, “Un nuovo complesso edilizio pubblico a Ostia antica. Prime annotazioni sulle Terme del Sileno”, Ocnus, 21 (2013), pp. 229-236 ill.
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  • DAVID, “Una caupona tardoantica e un nuovo mitreo nel suburbio di porta Marina ad Ostia antica”, Temporis signa, 9 (2014), pp. 31-44 ill.
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  • DAVID – S. DE TOGNI – G.P. MILANI – A. PELLEGRINO – J. FERRANDIS MONTESINOS – M. CARINCI, “Nuovi mosaici pavimentali dalla Caupona del dio Pan a Ostia antica”, in Atti del XXI colloquio dell’Associazione italiana per lo studio e la conservazione del mosaico (Reggio Emilia, 18-21 marzo 2015), a cura di C. Angelelli, D. Massara e F. Sposito, Tivoli, Scripta manent, 2016, pp. 359-367, ill. 7
  • DAVID, “Osservazioni sul banchetto rituale mitraico a partire dal ‘Mitreo dei marmi colorati’ di Ostia antica”, in L’alimentazione nell’Antichità (atti della XLVI settimana di studi aquileiesi)(Aquileia, 14-16 maggio 2015), a cura di G. Cuscito (Antichità altoadriatiche, 84), Trieste, Editreg, 2016, pp. 173-184, ill. 12

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