Fig. 2 - Nero’s coin showing the harbour basin of Claudius; from www.ancientportsantiques.com/a-few-ports/portus/#5. Source: Oleson, 2014 (British Museum); the sea is on top of the image, north is to the right.

Il porto nascosto di Claudio

Author:
Tonnie Huijzendveld (Arnoldus)
Due frangiflutti
Papa Pio II nei suoi Commentarii (1614[1]) ha scritto: “L’imperatore Claudio ha costruito un porto protetto a destra e sinistra da moli, con un frangiflutti all’ingresso dove il mare è profondo.”

Il bacino portuale di Claudio si trova a circa 3 km nord di Ostia, vicino alla città romana di Portus (Figura 1).

Fig. 1 - The extension of the harbour basin of Claudius, with in black the exposed part of the moles and in red the "hidden" parts; a dotted line indicates the Roman coast.

Figura. 1 – L’estensione del bacino portuale di Claudio, con in nero la parte esposta del molo e in rosso le parti “nascoste”; una linea tratteggiata indica la costa romana.

Fig. 2 - Nero’s coin showing the harbour basin of Claudius

Figura. 2 – moneta di Nerone che mostra il bacino del porto di Claudio, fonte: Oleson 2014 (British Museum)

La costruzione iniziò nel 42 dC. e fu completata da Nerone nell’anno 64. In occasione dell’inaugurazione, l’imperatore ordinò la coniazione di una serie di monete di bronzo raffiguranti sul rovescio dettagli del porto. Il bacino è raffigurato in grande dettaglio, con le navi mercantili nel mare, due frangiflutti che seguono le curve della moneta, e l’apertura verso mare con un faro ed una statua nel centro (Figura 2).

Ancora oggi, una parte del molo sud è conservato, anche se seppellito sotto l’argine lungo il Tevere. La parte verso terra del molo nord, invece, è ben esposta in superficie e visibile per una lunghezza di ca. 750 metri lungo la Via dell’Aeroporto di Fiumicino e dietro il Museo delle Navi (Figura 3). Questo tratto è stata scavata in occasione della costruzione del nuovo aeroporto di Roma nel 1960.

ig. 3 - Part of the northern mole of the harbour of Claudius exposed behind the Museo delle Navi of Fiumicino.

Figura. 3 – Una parte del molo settentrionale del porto di Claudio visibile dietro il Museo delle Navi di Fiumicino.

Più ad ovest, tracce di questo molo non sono visibili in superficie. Infatti, in questa zona trincee scavate sotto gli auspici della Soprintendenza Archeologica di Ostia non hanno restituito alcun resto del molo, anche ad un paio di metri di profondità. La scomparsa di questa diga è dovuto alla forte crescita del cordone dunare in tempi storici, in particolare negli ultimi secoli. I moli del porto di Claudio erano coperti da sedimenti sabbiosi (vedi l’articolo sulla costa di Ostia), e la dimensione reale e l’orientamento del bacino portuale sono stati quindi dimenticati per secoli.

Una sagoma dimenticata
Quanto segue è una breve panoramica del modo in cui il bacino di Claudio è stato raffigurato nel corso del tempo.
Nelle immagini del XVI e XVII secolo il bacino era sempre (giustamente!) disegnato come una ampia conca, delimitata a nord e a sud da frangiflutti curvati verso l’ingresso occidentale, dove si trovava l’isola faro (figura 4).

Fig. 4 - Reconstruction of the harbour basins of Claudius and Trajan by Antonio Labacco 1552-67, tav. 29. Distances are indicated in “canne romane” (1 canna = ca. 2,234 m). The orientation is E-W inverted.

Figura. 4 – La ricostruzione dei bacini portuali di Claudio e di Traiano di Antonio Labacco 1552-1567, tav. 29. Le distanze sono indicate in “canne romane” (1 Canna = ca. 2.234 m). L’orientamento è E-W rovesciata.

Dalla prima metà del XIX secolo, tuttavia, sono apparsi immagini di un bacino portuale molto più piccolo, con l’asse ruotato di 90 °gradi verso un ingresso del mare a nord e con il faro a sinistra di quest’ultimo. Questa ricostruzione scorretta è purtroppo riemersa anche in recenti pubblicazioni (vedi Figura 5[2]). La causa della errata interpretazione è quasi certamente la vastità dei depositi naturali che hanno coperto le strutture durante l’avanzamento della costa negli ultimi secoli.

Fig. 5 - Erroneous reconstruction of the harbour basin of Claudius, with a reduced size and a northern main entrance; modified from Testaguzza 1970, p. 40.

Figura. 5 – Una ricostruzione non corretta del bacino portuale di Claudio, di dimensioni più piccole e con un ingresso principale a Nord; modificata da Testaguzza 1970, pag. 40.

Dal XIX fino alla prima metà del XX secolo, questa ricostruzione è stata generalmente accettata. Negli anno ’60 del secolo scorso è stata tuttavia contestata, specificatamente da Castagnoli e Giuliani[3]. Le fotografie aeree, tra le altre cose, hanno portato questi studiosi al ritorno alla prima ipotesi: un grande bacino ad orientamento est-ovest. Ma anche allora la dimensione del porto è stata notevolmente sottovalutata, come si è scoperto successivamente.

Il ritorno ad un’idea precedente.
Solo nell’ultimo decennio una serie di carotaggi profondi (Figura 6) ha confermato, senza dubbio, che il bacino è effettivamente orientato est-ovest e sporge più lontano nel mare quanto precedentemente sospettato: la distanza tra il margine interna (Monte Giulio) e l’isola faro è di circa 2 km.

Fig. 6 - A deep drilling in action over the pier remains (2005).

Figura. 6 – Un carotaggio profondo in corso sui resti del molo (2005).

Durante i carotaggi condotti tra il 2004 e il 2007 sono stati rilevati resti di strutture a partire da una profondità di diversi metri, coperti da sabbia dunare e marina (fig. 7).

Fig. 7 - The drilling data collected until 2007 and their interpretation overlain on a photo mosaic of 1911; red diamonds indicate structures encountered in the drillings; the N-S road is the modern Viale Coccia di Morto.

Figura. 7 – I dati dei carotaggi raccolti fino al 2007 e la loro interpretazione, sovrapposti su un foto mosaico del 1911; rombi rossi indicano le strutture riscontrate nelle perforazioni; la strada N-S è il moderno Viale Coccia di Morto.

I resti sotterranei dell’isola faro e le estremità di entrambi i moli si trovano a ovest della Viale Coccia di Morto di Fiumicino. L’estremità del molo sud si trova sotto il Leonardo Da Vinci Rome Airport Hotel (una ex-vetreria) lungo la via Portuense, e l’isola faro all’altezza di un sfasciacarrozze a nord della Via della Foce Micina di fronte alla via dei Capitoni.

La ricostruzione moderna mostra due moli sporgenti e un’isola faro, separate da due evidenti ingressi[4] (Figura 8). Un terzo ingresso più piccolo (probabilmente solo un canale) è stato riconosciuto tra il molo nord e Monte Giulio[5].

Fig. 8 - Reconstruction of the outline of the piers, the lighthouse island and the entrances of the Claudian harbour, based upon drilling data collected between 2004 and 2007.

Figura. 8 – Ricostruzione della sagoma dei moli, l’isola faro e gli ingressi del porto di Claudio, in base a dati di perforazione raccolti tra il 2004 e il 2007.

È molto interessante che le varie distanze indicate da Antonio Labacco[6] su una mappa ricostruttiva del XVI secolo risultano essere approssimativamente corrette (vedi Figura 4).

I dati raccolti sono stati sovrapposta al meglio su un’immagine (deformata al computer) di un affresco di A. Danti del 1582 (Figura 9), che dimostra non solo l’affidabilità di questo affresco, ma anche la visibilità, a suo tempo, dei resti dell’isola faro e le estremità dei moli ancora in mare, prima della loro sepoltura dai sedimenti della costa in avanzamento.

Fig. 9 - In red lines the outline of the Claudian harbour overlain on a digitally stretched image of the fresco of A. Danti of 1582 (Vatican Museum).

Figura. 9 – In linee rosse indicano il contorno del porto di Claudio sovrapposta su un’immagine deformata al computer dell’affresco di A. Danti del 1582 (Musei Vaticani).

Scrittori contemporanei hanno confermato la visibilità in mare delle rovine del faro (figura 10). Giuliani cita Biondo Flavio, che su questo argomento scrive nel 1558: “di questa torre ne veggiamo insino ad hoggi una buona parte in pie, se non che ne sono stati tolti i marmi, dei quali ella era incrustata”. Ma è Pio II, scrivendo nel 1614, che ci fornisce le informazioni più preziose: “ancora rimangono vestigi della torre le quali si vedono là nel mare; tutti gli altri monumenti sono periti interamente“.

Fig. 10 - One of the over 20 images of the lighthouse known from Ostia and Portus (mosaic in statio 46 on the Square of the Corporations, Ostia)

Figura. 10 – Una delle più di 20 immagini del faro conosciute da Ostia e Portus (mosaico della statio 46 del Piazzale delle Corporazioni, Ostia).

Due diversi tecniche di costruzione.
Nelle perforazioni eseguite lungo i tratti esterni di entrambi i moli non sono state rilevate tracce di malta idraulica, solo grandi blocchi di basalto e tufo litoide incorporati in sabbia grossolana (Figura 11), costituendo un dosso di pietre con una larghezza alla base di almeno 60 metri.

Fig. 11 – The main stone types composing the rubble mounds of the moles and lighthouse island: from left to right: basalt, red lithoid tuff and the same blackened from long immersion in sea water.

Figura. 11 – I principali tipi di pietra che compongono i cumuli di pietre dei moli e dell’isola faro: da sinistra a destra: basalto, tufo litoide rosso e lo stesso annerito dalla lunga immersione nell’acqua di mare.

Questo suggerisce che il frangiflutti è stato costruito accumulando pietre sciolte sul fondale del mare, che corrisponda alla descrizione di Plinio il Giovane[7] della costruzione del porto di Civitavecchia: “Il braccio sinistro di questa porta è difeso da opere estremamente forti, mentre il destro è in corso di completamento. Un’isola artificiale che sorge alla foce del porto rompe la forza delle onde, e offre un passaggio sicuro alle navi su entrambi i lati. E’ interessante osservare come si sta formando l’isola: pietre enorme vengono portate qui su una specie di grandi pontoni, e sostenute dal proprio peso gradualmente impilate una sull’altra, in modo che se si crea un tumulo naturale. Ora si alza già come una roccia a picco sul mare, mentre le onde che battono su di essa, rotte e gettate ad un’altezza immensa con un rumore meraviglioso, sbiancano tutto il mare circostante “.

Nei sondaggi più occidentali la base del molo nord è stato trovato ad una profondità di 15-16 metri dalla superficie. E’ inoltre emerso che il livello del fondale direttamente sotto la struttura è più profonda di intorno ad essa, con una differenza fino a due metri. Si può presumere che questo è dovuto al peso delle pietre sul fondale marino soffice, e che l’affossamento è probabilmente già iniziato dall’inizio della costruzione. Ma c’è di più. De Graauw[8] mostra come frangiflutti moderni composti da pietre ammucchiate subiscono un abbassamento della sommità e un allargamento della base dovuto all’azione delle onde, trasformandolo da una struttura emergente in una sommersa. Questo accade normalmente in una fase successiva.

Il progressivo affondamento della base e l’abbassamento della sommità dei cumuli, in combinazione con l’accumulo di sabbia dovuto all’avanzamento della linea di costa, ci aiuta a capire il motivo per cui la parte superiore dei resti è stata conservata diversi metri sotto la superficie. Dobbiamo anche tenere a mente che quando i resti sono stati rivelati nelle acque vicino alla costa, la gente può aver rimosso le pietre dai moli per il riutilizzo altrove. Come già accennato, ancora oggi la parte verso terra del molo settentrionale è ben conservata. Testaguzza ci ha dato una descrizione dettagliata della struttura. Si compone di diversi tratti realizzati con tecniche costruttive diverse: con interi blocchi di pietra squadrati o con strati misti composti da calcestruzzo, pietre di tufo, frammenti di mattoni e malta (Figura 12).

Fig. 12 - The western extremity of the exposed part of the northern mole, view to W; Testaguzza 1970 p. 85.

Figura. 12 – L’estremità occidentale della parte esposta del molo settentrionale; foto in direzione W; Testaguzza 1970 p. 85.

E ‘stato dimostrato che l’estremità occidentale di questa costruzione poggia su un fondale marino con una profondità (in epoca romana) di circa 7,5 metri[9]. Questo tratto interno è stato probabilmente costruito, secondo le indicazioni di Vitruvio, con cassaforme in legno riempite con malta idraulica e pietre (Figura 13), possibilmente appoggiato su un dosso di pietre sciolte. Sarebbe stato costruito partendo da terra, con l’utilizzo di carrelli in movimento sulla cima del molo sopra il livello del mare. [10]

Fig. 13 - Concrete reinforced with timber, a construction type possibly used for the exposed part of the northern breakwater; from www.ancientportsantiques.com/a-few-ports/portus/#5.

Figura. 13 – calcestruzzo rinforzato con legname, un tipo di costruzione possibilmente eventualmente utilizzato per la parte esposta del frangiflutti nord; da www.ancientportsantiques.com/a-few-ports/portus/#5.

I sondaggi più recenti eseguite all’interno dell’aeroporto di Fiumicino per conto della Soprintendenza Archeologica di Ostia, hanno confermato la direzione e la larghezza della base della parte “nascosta” del molo nord, come ipotizzato in precedenza da Morelli et al.
La nostra attuale ipotesi sullo stato di conservazione delle due parti del molo nord del porto di Claudio è che ci deve essere stato un differenza nella tecnica di costruzione: il tratto interno realizzato in cassoni riempiti da malta idraulica e pietre, contro la parte verso mare fatto solo di pietre sciolte ammucchiate sul fondo del mare. La transizione brusca tra i  due tratti che, come dimostrato si estende su una distanza inferiore a 50 metri, rappresenta uno degli argomenti.

Ma non tutto è risolto e compreso, ad esempio: perché non abbiamo trovato fino ad oggi nessuna traccia degli archi raffigurati sulle monete lungo il molo nord?

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Notes:
[1] Testo originale in Inglese: http://www.ostia-antica.org/~atexts/pius.htm.
[2] Testaguzza O., 1970 – Portus, Illustrazione dei Porti di Claudio e Traiano e della Città di Porto a Fiumicino; Julia Editrice, Roma.
[3] Giuliani C.F., 1996 – Note sulla topografia di Portus; in: Manucci V. (eds), 1996, Il Parco Archeologico Naturalistico del Porto di Traiano; Ministero per i Beni Culturali Ambientali, Soprintendenza Archeologica di Ostia, pp. 29-44.
[4] Morelli C., Marinucci A, Arnoldus-Huyzendveld A., 2011 – Il Porto di Claudio: nuove scoperte, in Portus and its Hinterland, recent archaeological research, Simon Keay & Lidia Paroli (eds), Archaeological Monographs of the British School at Rome, pp. 47-65.
[5] Goiran J.-Ph., Salomon F., Tronchere H., Carbonel P., Djerb H., Ognard C., 2011 – Caractéristiques sédimentaires du bassin portuaire de Claude: nouvelles données pour la localisation des ouvertures, in Keay S., Paroli L. (a cura di), Portus and its Hinterland, Archaeological Monographs of the British School at Rome: 31-45.
[6] Labacco A. (1552-67) – Libro appartenente a l’architettura nel quale si figurano alcune notabili antiquità di Roma. Roma, Antonio dall’Abacco.
[7] “di questa torre ne veggiamo insino ad hoggi una buona parte in pie, se non che ne sono stati tolti i marmi, dei quali ella era incrustata”
[8] “ancora rimangono vestigi della torre le quali si vedono là nel mare; tutti gli altri monumenti sono periti interamente”
[9] Letters LXXI; translation from https://www.gutenberg.org/files/2811/2811-h/2811-h.htm#link2H_4_0071.
[10] De Graauw A., http://www.ancientportsantiques.com/ancient-port-structures/failure-of-rubble-mound-breakwaters-in-the-long-term/
[11] Goiran Jean-Philippe, Hervé Tronchère, Ferréol Salomon, Pierre Carbonel, Hatem Djerbi, Carole Ognard, 2010 – Palaeoenvironmental reconstruction of the ancient harbors of Rome: Claudius and Trajan’s marine harbors on the Tiber delta, Quaternary International 216 (2010) pp. 3-13.
[12] De Graauw A., http://www.ancientportsantiques.com/a-few-ports/portus/#5.

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